Etica Artificiale
L'utilizzo sempre più diffuso dell'AI in ambito lavorativo porta con sé diverse implicazioni di natura etica che meritano, senz’altro, un'attenta considerazione.
Ecco cosa leggerai in questa newsletter:
Insights: i dati Eurostat sul costo medio del lavoro; il Gruppo Michelin lancia un progetto innovativo; la rivoluzione inizia e finisce con i programmatori.
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Serve una revisione delle policy aziendali
L'utilizzo sempre più diffuso dell'Intelligenza Artificiale in ambito lavorativo porta con sé diverse implicazioni di natura etica che meritano, senz’altro, un'attenta considerazione. Perché, al di là di tutto, per metabolizzare tutte le incredibili innovazioni introdotte negli ultimi mesi, semmai vi fosse un problema, non sarebbe certamente di natura tecnologica.
Le sfide da affrontare sono ben altre e, per vincerle, non si può certo far affidamento sul buon senso dei fornitori di tecnologia, il cui obiettivo primario è, ovviamente, quello di generare profitti. Malgrado anche le decisioni prese dai legislatori abbiano un certo peso (la recente approvazione dell’AI Act ne è una riprova), sono soprattutto le organizzazioni a doversi preoccupare di gestire il cambiamento, facendosi carico della revisione interna delle proprie policy aziendali nel pieno rispetto dei diritti fondamentali delle persone.
L’etica della tecnologia
Nella sua accezione più ampia, l’etica è “la branca della filosofia che studia i principi fondamentali che determinano ciò che è moralmente giusto o sbagliato”, mentre una sua particolare sotto disciplina specializzata nella gestione delle “questioni morali” derivanti dall’introduzione e dal successivo utilizzo delle nuove tecnologie si definisce semplicemente “etica della tecnologia”.
Questa particolare forma di etica è un territorio pressoché inesplorato, perché, mai come nel caso dell’Intelligenza Artificiale, una tecnologia aveva avuto impatti così eterogenei e rilevanti sulla quotidianità lavorativa delle persone. L’AI non può essere semplicemente catalogata come l’ennesimo “hype” del momento ma, piuttosto, come una vera e propria rivoluzione culturale, oltreché tecnologica, che richiede, in quanto tale, un vero e proprio cambiamento di scala dei propri valori.
Per fortuna, a Bruxelles, le cose si stanno muovendo più rapidamente del previsto. Già 400 aziende, infatti, hanno sottoscritto un accordo volontario (AI Pact) per anticipare alcuni processi di conformità previsti dall’AI Act. L’obiettivo delle imprese firmatarie è quello di accelerare il processo di adeguamento di prodotti e servizi ai diversi gradi di rischio previsti dal regolamento europeo e, quindi, di farsi trovare pronte quando la norma entrerà ufficialmente in vigore.
Rimboccarsi le maniche
Le aziende sono davvero pronte ad affrontare la sfida dell’Intelligenza Artificiale? È difficile rispondere a questa domanda. Saranno gli anni (se non, i mesi) a decretarlo definitivamente. Nel frattempo, però, è opportuno “rimboccarsi le maniche”, ovvero, concentrarsi, fin da subito, su alcuni aspetti in particolare, la cui gestione, vista l’attuale velocità di penetrazione culturale dell’AI, non è più derogabile.
Prima di tutto, oltre a promuovere un uso sempre più consapevole e “sostenibile” di tali tecnologie, è fondamentale che le aziende garantiscano che i dati di addestramento delle Intelligenze Artificiali siano raccolti e utilizzati nel rispetto della privacy e delle normative vigenti (GDPR). In seconda battuta, visto che le AI possono perpetuare e, soprattutto, esacerbare gli eventuali pregiudizi preesistenti nei dati di addestramento, le imprese sono chiamate a mettere in campo tutte le misure necessarie a prevenire, identificare e mitigare gli eventuali bias cognitivi che possono manifestarsi, al fine di evitare discriminazioni razziali o di genere.
Un altro aspetto da non sottovalutare è quello legato alla trasparenza: le organizzazioni dovrebbero informare costantemente collaboratori e clienti sulle diverse modalità con cui ci si serve dell’Intelligenza Artificiale per svolgere attività operative standard oppure per prendere decisioni automatizzate. Quando l'AI Generativa è coinvolta nel processo decisionale, è importante definire con chiarezza quali sono le responsabilità, sia legali che morali, soprattutto in caso di errori o danni. Inoltre, soprattutto in contesti in cui l’Intelligenza Artificiale viene utilizzata per produrre contenuti di “natura creativa”, è imprescindibile rispettare l’integrità intellettuale delle opere coperte da diritto d’autore (copyright), evitando di generare output ingannevoli o, peggio ancora, di sconfinare nel plagio.
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Insights
I dati Eurostat sul costo medio del lavoro. Secondo i recenti dati diffusi da Eurostat, il costo medio del lavoro in Europa durante il 2023 è stato pari a 31,8 €/h (in Italia, 29,8€/h), rispetto ai 30,2€/h del 2022 (in Italia, 29,4€/h). Tra i paesi europei con le retribuzioni medie orarie più basse, vanno segnalati la Bulgaria (9,3€/h) e la Repubblica Ceca (18€/h), mentre, tra quelli con un costo medio del lavoro più alto, il Lussemburgo (53,9€/h), con un incremento del 3% rispetto al 2022, e la Norvegia (51,9€/h), che pur attestandosi in seconda posizione, perde circa 2,5 punti percentuali rispetto al 2022.
Il Gruppo Michelin lancia un progetto innovativo. Il Gruppo Michelin garantirà ai suoi 132.000 lavoratori una retribuzione equivalente al cosiddetto “living wage” per una famiglia di 4 persone (a Parigi, si aggirerebbe intorno ai 40.000€/anno). Tra le spese contemplate, saranno considerate quelle per il cibo, la salute, i trasporti e l’istruzione. Il salario minimo già previsto per legge in Francia, pari a 21.203€/anno, sarebbe, quindi, ben al di sotto della soglia “minima” stimata da Michelin.
La rivoluzione inizia e finisce con i programmatori. In un articolo, a suo modo rivoluzionario, pubblicato sul blog di GitHub (uno dei principali servizi di hosting per progetti software al mondo), in cui vengono analizzate le più importanti competenze tecniche e trasversali degli sviluppatori, si dichiara, senza mezzi termini, che, sebbene l’AI stia rivoluzionando lo sviluppo del software, la rivoluzione inizia e finisce con i programmatori: l’Intelligenza Artificiale non potrà mai replicare o, peggio ancora, sostituire le capacità di supervisione e programmazione degli esseri umani.
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